Per Ferenczi, la psicoanalisi non può essere disgiunta dalla persona dello psicoanalista.
Si tratta di una psicoanalisi «emotiva», e non meramente «cognitiva», che comporta da parte dell’analista non un controllo intellettuale e razionalizzante delle emozioni e il loro frequente successivo diniego nell’illusione di una propria neutralità astinente, ma essenzialmente l’elaborazione – a partire dall’esperienza vissuta – degli affetti e la loro lenta restituzione in parole. La vita psichica normale e patologica è sempre relazione e interazione, e in quanto tale va affrontata e metabolizzata nel campo dell’incontro tra due persone, attraverso la valutazione delle reciproche modificazioni emozionali.