La somiglianza per contatto
Archeologia, anacronismo e modernità dell'impronta
Relegata da Giorgio Vasari nella sfera minore delle arti meccaniche, adibite alla riproduzione, l’impronta ha conosciuto tuttavia lunga fortuna presso gli artisti moderni e contemporanei, trionfando con Marcel Duchamp. Quello che appare come il modo più arcaico di dar luogo a una forma – imprimere su un supporto materiale un segno più duraturo di una traccia, ottenere il puro calco di un oggetto reale, senza invenzione di sorta – dispiega qui le densissime valenze del suo anacronismo di perfetta immagine dialettica: ci parla sia del contatto (il piede che sprofonda nella sabbia) sia della perdita (colui che cammina non è più presente); trasforma i rapporti prevedibili di somiglianza e le condizioni stesse della rappresentazione; solleva la questione del rapporto fra la tecnica e il tempo, fra la memoria e il presente; rivela gli intrecci di temporalità eterogenee di cui si compone ogni immagine. Se al modello ottico o metafisico dell’imitazione si sostituisce quello tattile del lavoro in atto, è il nostro sguardo abituale sull’opera d’arte nella sua storicità a venire radicalmente modificato.