Nel complesso tentativo di rispecchiare la relazione paziente-terapeuta, che della cura rappresenta il cuore pulsante, i due autori riconoscono che la messa in parole dell’esperienza analitica, e la sua eventuale interpretazione, costituiscono imprese paradossali, al limite del possibile. Si tratta – direbbe Paul Ricœur – di voler «tradurre l’intraducibile».
Scritture della cura ripercorre i cambiamenti di prospettiva e di metodo che hanno modificato le terapie e hanno influenzato il modo di scrivere la clinica. I primi tre saggi, di natura teorica, sono integrati dalla ricostruzione ipotetica di «casi clinici» che ritraggono «pazienti speciali»: Samuel Beckett (in analisi da Wilfred Bion, con l’involontaria supervisione di Carl G. Jung, filtrata attraverso lo sguardo di Didier Anzieu), Roberto Bazlen e Giorgio Manganelli (entrambi analizzati da Ernst Bernhard).
Pensato per gli addetti ai lavori, e in particolare per gli allievi e gli insegnanti delle Scuole di formazione, il libro è rivolto anche a tutti coloro che desiderano esplorare il ruolo della cura come catalizzatrice di processi creativi che, in certi casi, possono diventare arte.
