Stefan Ineichen offre qui un affascinante spaccato della storia culturale del primo Novecento, a partire dai molti illustri ospiti del transatlantico: da Pirandello a Gadda, da Richard Strauss a Carlos Gardel, da rivoluzionari comunisti a spie fasciste, dall’attrice Italia Almirante, che gira un film sull’Oceano, fino a Guglielmo Marconi, il quale perfeziona gli esperimenti sulla radiotelegrafia proprio a bordo del piroscafo. Il lettore riesce così a immergersi nella vita, nei sogni e nelle avventure dei singoli viaggiatori descritti non solo durante le emozionanti traversate, ma anche nei paesi di partenza e di destinazione. Ne emergono ritratti sorprendenti, e a volte inquietanti, della monarchia italiana, dello sfruttamento delle colonie, dei nazionalismi emergenti in Europa, ma anche delle esotiche tappe intermedie, delle condizioni di vita degli indigeni, fino alle idee anarchiche che filtravano nel nostro paese grazie ai migranti di ritorno.
Nel 1927, dopo vent’anni di encomiato servizio internazionale, a causa di mancata manutenzione, il piroscafo si inabissa per sempre nelle acque del Brasile trascinando con sé centinaia di passeggeri. Ma la narrazione del Titanic italiano non finisce con il suo tragico naufragio: viene prima sfruttata dalla retorica fascista e poi insabbiata in complesse vertenze giudiziarie.
I suoi avventurosi viaggi solcano la storia italiana e internazionale con grande disinvoltura: dalle vicende personali, intime e commoventi, ai grandi eventi che hanno segnato un’epoca.
